La nascita (1926)

Curioso è leggere come sono sorte le più famose Società di calcio, perché il più delle volte esse sono frutto di eventi casuali. Stabilire, dunque, come sia nata la U.S Montemarciano Calcio citando fatti e circostanze certi è praticamente impossibile. Essa è sicuramente nata ( inconsapevolmente ) per iniziativa di un gruppo di giovani montemarcianesi, sembra studenti, i quali, avendo visto alcune partite nei luoghi ove frequentavano l’università (forse Bologna) hanno pensato di portare il calcio anche a Montemarciano incominciando così ad organizzare partite tra amici. In quel tempo (1926) le occasioni di svago erano estremamente ridotte e giocare al calcio poteva essere una di queste. La prima squadra in assoluto nata a Montemarciano fu la “Marziana” mentre la “Martis” in contrapposizione venne subito dopo. Le due formazioni si incontravano continuamente e sembra che la Marziana fosse la più forte. Il campo sportivo non c’era , per cui come ci diceva il compianto Silvio Ceccacci le partite si giocavano << sull’ara del cuntadin , tra un pajar e l’altr >>. La Marziana e la Martis tirarono avanti per 3 o 4 anni , poi praticamente si fusero nel’ Unione Sportiva Savoia che è un po’ la vera “madre” della Unione Sportiva Montemarciano. Il Presidente era Bucari Alipio (detto Didimo), il quale praticamente la guidò sino al periodo bellico. I colori sociali erano il bianco – celeste. Lo stemma societario, su disegno di Giuseppe Polidori, era un’aquila. In quell’epoca i soli campionati di calcio ufficiali erano per squadre delle città maggiori. Alle società, come la Savoia, presenti in alcuni paesi vicini (Chiaravalle, Falconara Castelferretti, Ostra, Belvedere) non restava altro che giocare partite amichevoli. Il termine “amichevole” non deve tuttavia trarre in inganno, perché non erano infrequenti i casi in cui il passaggio dal calcio al pugilato era improvviso, in special modo, per quanto riguarda la Savoia, se gli avversari erano i “ Chiaravallesi”. La Savoia stava crescendo ed era ormai diventata una delle squadre più organizzate della zona e fu così realizzato, negli anni 31-32, sotto il podestà Borghesi, il primo vero campo sportivo, dietro le scuole, ove sorge la palestra comunale. Quanti ricordi sono legati a quel campo che ora non c’è più ! Esso è stato una componente determinante della storia non solo della U.S Montemarciano, ma anche dell’intera comunità montemarcianese. Intere generazioni ricostruiscono le loro gesta giovanili su episodi accaduti sul terreno in quel campo. Per la cerimonia inaugurale si pensò di portare a Montemarciano le due formazioni che allora andavano per la maggiore. Il campo venne infatti inaugurato con la partita Anconitana – Jesina che vide la vittoria dei dorici per 2 a 1 di fronte ad una folla strabocchevole; è curioso sottolineare come già allora L’Anconitana, che militava in serie B, rimase entusiasta dell’accoglienza ricevuta in occasione dell’inaugurazione del campo e così, proprio come oggi, scelse Montemarciano per gli allenamenti. I dorici arrivavano con il treno fino a Marina, dove i nostri andavano ad incontrarli per poi raggiungere di corsa tutti insieme il campo sportivo di Montemarciano. Si disputava la partita di allenamento e quindi, di nuovo tutti insieme, si ritornava come all’andata alla stazione di Marina. In una di queste partite di allenamento la Savoia diede filo da torcere all’Anconitana, soccombendo per 2 – 1. Arriviamo così al tragico momento degli anni della guerra. La Savoia subisce gli effetti negativi degli eventi, così come la stessa Casa Reale da cui prende il nome. Eppure a Montemarciano si continua a giocare al pallone. Gli “anziani” chiamati alle armi vengono sostituiti dai ragazzi ancora troppo giovani per difendere la patria. Nascono squadre dai nomi più strani, come quella dei “Sorci Verdi” o di altre sorte estemporaneamente per questa o quella partita. Arrivano gli alleati e le sfide si fanno frequenti. A Montemarciano, a quel tempo, c’erano anche l’ala destra della Nazionale Inglese ed il centromediano di quella Cecoslovacca (prigioniero dei tedeschi. Anche Renato Cesarini nativo del “Castellaro” (sì, proprio il centromediano della Juventus e della Nazionale, dal quale prende il nome la famosa “zona”) è stato un paio di volte a Montemarciano. In quel periodo così buio della storia, anche una partita di calcio poteva servire per alleviare gli odi ed i disagi. Gli incontri di calcio spesso avvenivano tra i ragazzi del paese assieme a soldati inglesi, tedeschi e polacchi. Partite che avevano un sapore di internazionalità in un momento in cui ricostruire le amicizie aveva un enorme significato.

Montemarciano Calcio 1926